Showing posts with label cultura. Show all posts
Showing posts with label cultura. Show all posts

1/10/2011

Ennesima conferma della situazione culturale italiana

Prima, si spera, di tornare alle classifiche.... un piccolo commento su una notizia di questi giorni: sulla Famiglia Cristiana scrivono che il migliore album del 2010 è "A Sangue Freddo" dei Il Teatro Degli Orrori.

Ora, merito alla scelta, per certi versi coraggiosa su un giornale del genere... è tutto il resto che non va, segno di una massa italiana indietro anni e anni che scopre le cose interessanti (spesso etichettate come aliene o, come in questo caso band semisconosciute).

Il Teatro degli Orrori sono anni che fanno concerti sold-out in tutta Italia... il primo album fece parlare di sè praticamente ovunque (a parte i media di massa... of course..) e il secondo, "A Sangue Freddo", ha raccolto tante ottime cose, sia dal punto di vista della critica che di pubblico... non sono stato certo l'unico ad inserirlo fra i migliori album italiani del 2009 .... già 2009.... perchè è un'album del 2009...

12/12/2010

Musica e il paradosso di Internet

Da sempre sostengo le seguenti equazioni:

Internet=futuro
Internet=libertà
Internet=cultura
Internet=opportunità
Internet=ipotetica meritocrazia
Internet=fine della supremazia dei media tradizionali.


In alcuni paesi alcune di queste equazioni sono già realtà... fermiamoci però all'Italia. Qualche giorno fa è uscito lo studio Zeitgeist 2010 di Google basato sulle ricerche effettuate sul sito e sinceramente mi sono cadute le braccia. L'immagine è quella dell'ignoranza.

Prendiamo la classifica delle "Persone di crescente popolarità"
1. justin bieber
2. mauro marin
3. sandra mondaini
4. marco mengoni
5. lady gaga
6. belen rodriguez
7. alessandra amoroso
8. robert pattinson
9. paolo fox
10. maria de filippi

E' l'immagine di un mondo ancora dominato dalla televisione di massa, dalle radio e dall'intrattenimento più nobrain possibile... L'immagine di un paese che può essere rappresentato dal pubblico in studio presente nei trash-show della decima posizione...


Da qui mi è tornato in mente un ragionamento più generale che già feci in passato (probabilmente altrove): Internet può creare cultura ecc ecc.. ma devono essere prima di tutto le persone stesse a volerlo... E' il solito discorso del passivo/attivo.

E' come avere davanti una tavola piena zeppa di qualsiasi tipo di cibo, ma non avere fame.

In Italia quanta della musica che vende è riuscita ad emergere esclusivamente (o quasi) grazie ad Internet?? Se non passi in televisione o radio non sei nessuno... è la realtà di un paese indietrissimo con i tempi..

Esempio: io sono un appassionato.. ho fame di musica, cerco di ascoltare tutto e il più possibile, ma perchè mai la "massa" dovrebbe seguire questo comportamento?? Come si può dire alla "massa" di acculturarsi (in questo caso dal lato musicale) e di concepire la musica come qualcosa che vada oltre all'intrattenimento più spicciolo?? Perchè mai una ragazzina di 13-14 anni dovrebbe perdere tempo su Internet per cercare musica quando i canali musicali radio e tv già le propongono certe cose fatte su misura per il suo target? Perchè la vecchia pensionata dovrebbe andare su Internet ad acculturarsi quando si può vedere i D'Alessio o i Morandi del caso in televisione???

Internet quindi alla fine serve solamente a noi appassionati di una qualsiasi arte (vale lo stesso discorso per il mondo del cinema) per farci una nostra cultura e/o cercare di diffonderla a noi stessi??

---------LEGGI ANCHE--------

Musica Italiana: 5 problemi da risolvere nel prossimo decennio

Chi ha ucciso la musica? ci sono rimedi?

11/20/2010

Domande e Risposte a random

---Post a caso...voleva essere tipo un post-intervista ma è sfociato in una sorta di sproloquio a ruota libera---


Brevemente, descrivi la tua formazione musicale: da bambino, come molti, ascoltavo le cassette, prima degli 883, poi successivamente di Ligabue e Litfiba... accendendomi in qualche modo la passione per il rock, esplosa definitivamente grazie a Californication dei Red Hot Chili Peppers (dei quali sono stato grande fan per anni) e il mainstream rock del periodo (Offspring, Skunk Anansie, Iron Maiden ecc..). In seguito ho attraversato varie fasi adolescenziali, principalmente (nu) metal, modern rock e punk, in contemporanea ai grandi classici degli anni 60 e 70. Poi grazie ad Internet ho iniziato ad allargare gli orizzonti sia sulla musica del passato, sia sulla musica più recente.

Che tipo di musica prediligi? Penso che ci sia del buono in ogni genere e stile, per questo cerco di ascoltare il più possibile musica a 360°. Tralasciando le fissazioni del passato, ho preferenze verso il mondo indie, shoegaze, post-punk/wave, metal non convenzionale, alt rock 80/90, noise, alternative rap, post-rock, cantautorato, sperimentazioni elettroniche e il buon pop.

Descrivi il tuo atteggiamento verso l'ascolto e la fruizione della musica: Da anni ormai cerco di ascoltare (in qualsiasi modo, attraverso qualsiasi canale..) più musica possibile. Ovviamente Internet mi aiuta molto, soprattutto negli ultimi tempi grazie a servizi di streaming di qualsiasi estrazione (da Youtube a MySpace, passando per siti che propongono in anteprima album completi). Per fortuna per il momento riesco ad ascoltare tanta musica anche a lavoro. Non ho però abbandonato il supporto fisico: cerco di popolare la mia collezione con tutti i dischi che ritengo essere dei must-have, attraverso acquisti ben mirati.


Fra gli album che possiedi, di quale sei maggiormente geloso? Ci dovrei pensare meglio, ma su due piedi direi il cd di “Loveless” dei My Bloody Valentine versione giapponese comprato a Tokyo.

Che rapporto hai con la radio? Anche qui sono andato a periodi, ultimamente la ascolto esclusivamente in viaggio verso lavoro. Spesso e volentieri al mattino mi fa compagnia “Lateral”, il programma di Luca Bottura su Radio Capital e uscito da lavoro “Class” su Radio Città del Capo. Altre mete preferite sono Radio Fujiko e Virgin Radio.

Che rapporto hai con l'informazione musicale? Da buon laureato in Scienze di Internet, non posso che inchinarmi alle nuove opportunità che quest'ultimo regala. Frequento forum e community e visito quotidianamente un buon numero di siti web tematici (Stereogum, Pitchfork, The Needle Drop e per rimanere in Italia i vari Stereogram, Onda Rock, Storia Della Musica, Sentire & Ascoltare, Panopticon, Kalporz ecc ecc..). In questo vengono in aiuto i feed di Facebook e Twitter, che permettono un aggioramento in tempo reale e continuo. Ogni tanto mi capita ancora di leggere riviste musicali (in particolare Rumore, Il Mucchio, Rockerilla e XL).


Che rapporto hai con la musica dal vivo? Non sono mai stato particolarmente uno da concerti, però nell'ultimo periodo ho intensificato la mia presenza ai live: nei mesi scorsi ho visto Arcade Fire, The National, Jonsi, LCD Soundsystem, Mercury Rev, Mono (da brividi) e tanti altri. Posso ritenermi anche fortunato ad avere vicino a casa locali come il Covo, il Locomotiv o l'Estragon che propongono ottimi calendari.

Che ne pensi dei Talent Show? Oltre ad essere la salvezza temporanea (sottilineo temporanea) del mercato musicale italiano, penso siano un mezzo di intrattenimento televisivo dignitoso (X Factor lo guardo anche volentieri...). Potenzialmente potrebbero essere anche un viatico culturale, ma per il momento, a parte rarissimi casi (Morgan ci provava...), stanno abbassando ulteriormente il livello della musica mainstream italiana (e conseguentemente del pubblico), in qualche modo remando contro a quello che è già oggi il vero futuro, la vera realtà utopisticamente democratica e ipoteticamente meritocratica... ovvero Internet.

In Italia poi siamo indietrissimo e siamo a dei livelli bassissimi... ma è un problema anche culturale. Il confronto con altre nazioni è indecoroso. Abbiamo tantissima buona musica appena sotto il livello del mainstream, tutti artisti o gruppi che se fossimo in un paese come l'Inghilterra, debutterebbero in top10 senza problemi, mentre qui da noi se non esci da un Talent Show o se non sei ormai un nome super affermato, fai fatica quasi ad entrarci in classifica. Ma dopo tutto l'Inghilterra è un paese che con gli stessi abitanti ha un mercato cinque volte il nostro... già questo dovrebbe far pensare.

Manca la cultura dell'informazione musicale, siamo un popolo di ascoltatori passivi. E dire che non lavoriamo più di altri, il tempo per farci una cultura l'avremmo... invece ci limitiamo ad ascoltare quello che ci impongono i media tradizionali (radio e tv). Questo anche perchè sul versante Internet/tecnologia siamo a livello di paesi del terzo mondo (leggete l'ultimo Wired se vi capita...). Su Internet c'è tutto, ognuno è libero di farsi la cultura, una cultura per certi versi meritocratica e democratica appunto. Basta andare su siti come rateyourmusic, acclaimedmusic, bestalbumever, scaruffi o quelli sopracitati ed iniziare ad ascoltare ascoltare e acoltare...anche senza spendere un euro si può diventare ricchi a livello di conoscenza. In altri paesi grazie all'informazione su Internet e al peso che si da a certa critica o a particolari siti ci sono già stati dei piazzamenti in classifica impensabili fino a qualche anno fa.

Gruppi come Arcade Fire o The National, ad esempio, ora vendono centinaia di migliaia di copie fra USA e UK grazie soprattutto al passaparola e all'ottima reputazione che hanno fra la gente che segue attivamente la musica su Internet, che spesso è gente, appunto, ascolta ascolta e ascolta, che si informa e che condivide la passione su forum, blog ecc..

Internet ha dato la possibilità a tutti di non fermarsi ai soliti dieci artisti che le major ci vogliono vendere (ed è qui il punto cardine della crisi, che tocca soprattutto le grandi label), il problema è che sono in pochi a volere andare oltre. E' questo che dovrebbe cambiare... ma è un procedimento lungo, che purtroppo in un paese come il nostro dovrebbe partire dai media tradizionali... dalla televisione ad esempio.

Invece sta succedendo l'esatto opposto, si tappa la crescita culturale, l'innovazione e si fa finta che il pubblico sia stupido...una telelobotomizzazione collettiva... ma è il solito discorso, il solito cerchio infinito: se dall'alto si impone robaccia, il pubblico poi richiede robaccia creando $$$$. Quindi perchè mai dall'alto si dovrebbe smettere di proporre robaccia rischiando di non fare più $$$$ (soprattutto in periodo di crisi)??? Il problema è che la situazione peggiora sempre più e sta veramente assumendo toni ridicoli... date uno sguardo alle classifiche del 2010... quanta gente ex talent c'è e quanto vende rispetto agli altri?? (QUI trovate un post...purtroppo o per fortuna non aggiornato).

E se poi questi (come spesso accade) sono solo fenomeni stagionali, anche per il mercato stesso sarà un problema per il futuro.


6/28/2010

Musica e Talent Show

Breve estratto dello scambio di opinioni fra Pierpaolo Capovilla e Mara Maionchi all' MTV Day



A cui allego anche il bellissimo (toglie le parole dalla bocca...) post su Stereogram

8/10/2009

Chi ha ucciso la musica? ci sono rimedi?

Essendo un appassionato di classifiche (penso lo si capisca) e di buona musica, è veramente tanta l'amarezza nel vedere in che direzione sta andando la musica da ormai... 10-15 anni.

Escludiamo per un attimo l'ondata di album di Michael Jackson che ha invaso le classifiche mondiali dell'ultimo mese, portando dopo tanto tempo buona musica nelle top10 di tutto il mondo, com'è la situazione attuale?

- cantanti teen-oriented: va bene, ognuno ascolta ciò che vuole ed è anche giusto che un dodicenne ascolti roba spensierata, brutta ma che lo diverta e che lo intrattenga. Nessuno a dodici anni ascolta i Pink Floyd o i Radiohead (a parte rarissimi casi)... però c'è un limite a tutto. Sarebbe giusto che certa gente rappresentasse solo una nicchia, un target ben preciso. Invece si fa di tutto per ampliare il fenomeno il più possibile. L'altro giorno guardavo TRL qui in Italia ed è stato veramente ridicolo vedere cosa è diventato. Parliamoci chiaro, un buon 80% della musica che passa sul canale principale di MTV (diverso il discorso per Brand New e Gold) è robaccia e TRL ha, se possibile, da sempre rappresentato il lato peggiore del canale televisivo, ma mi ricordo solo 9 anni fa che c'era sì una prevalenza di pezzi indecenti ma almeno ogni tanto saltava fuori il bel pezzo. Ora è diventato un monopolio di musica per un target che non va oltre i 18 anni, sempre i stessi cantanti e gruppetti che si alternano con la loro ospitata/esibizione, sempre le stesse urla di un pubblico oggettivamente ignorante (ripeto..non è colpa loro...alla loro età è normale) e poi i cantanti dei reality, presenza (quasi) fissa. Tutto va ad aggiungersi a film che sfornano soundtrack e artisti milionari o prodotti Disney.

- cantanti dei reality: Partiamo dal presupposto che in molti casi i prodotti usciti dai reality non siano poi tanto peggio rispetto alla media del pop italiano che passa in radio o che va a Sanremo. Quello che è sbagliato, se vogliamo, è quello che ci sta dietro che spesso ha nulla a che fare con la musica. Il programma televisivo non fa altro che portare nel cuore del pubblico (spesso di fascia teen, rialacciandomi al primo punto) un artista, non attraverso alle sue canzoni e/o composizioni ma attraverso il semplice vederlo puntata dopo puntata, giorno dopo giorno, chiaccherare, discutere e, ogni tanto, cantare. Cantare cosa poi? robaccia melensa nel maggiore parte dei casi (qui X Factor è decisamente meglio rispetto ad Amici... grazie alle scelte di Morgan) o brani che servono solo per mettere in risalto la voce, portando tutto ad un semplice surrogato del karaoke. Questa è la prima fase, quella in cui il prodotto (ancora incoscente di esserlo) viene dato in pasto un po' per volta al suo pubblico. La seconda fase è quella del cd (o meglio EP...costa meno e si fa prima a farlo) pubblicato appena termina il programma televisivo, in cui finalmente i fan possono finalmente sentirsi in qualche modo parte del loro beniamino. Anche quei niente di male, se fosse un fenomeno isolato e di nicchia e soprattutto se non fosse diventato praticamente l'unico modo di raggiungere il successo dal nulla. Fino a due annetti fa andava anche bene perchè le radio e le televisioni erano un po' diffidenti nei confronti di certi prodotti. Poi il successo è aumentato e... bacchetta magica... anche le radio hanno iniziato a passare i brani dei ragazzi dei reality.


- le radio: Su internet si trovano vari articoli (anche con frasi di voci autorevoli come Renzo Arbore o Red Ronnie) in cui viene resa nota una verità scomoda su cui tutti comunque non hanno mai avuto dubbi, ovvero che (buona) parte del palinsesto è, almeno inizialmente, "imposto dall'alto". Sul Blog di Rosa c'è un bell'articolo a riguardo. Cosa porta a tutto ciò? Ad un airplay prima di tutto poco vario: se consideriamo tutta la musica, per radio passa solamente un 10/15% dei generi esistenti. Secondo ad un successo forzato e terzo, più importante, ad un modellamento del gusto della massa. Ragioniamo un attimo: negli anni '70 i Pink Floyd e i Led Zeppelin vendevano più di tutti, ora non credo che 30-40 anni fa la gente avesse più neuroni di oggi... semplicemente è che all'epoca certa musica veniva comunque immessa nel DNA della massa, proprio come oggi avviene con la musica pop da due soldi.
Purtroppo al momento è un circolo vizioso al ribasso che è difficile da fermare in un momento di crisi: le case discografiche nei momenti di crisi preferiscono non rischiare e spingere/ingaggiare esclusivamente gli artisti "vendibili", di conseguenza questi sono quelli che ci dobbiamo subire nelle radio e televisioni e di conseguenza quelli che il pubblico è portato ad acquistare e di conseguenza quelli che vanno a formare il gusto tipico della massa ecc...


- il pop: c'è pop e pop...basta ascoltare una qualsiasi compilation anni '80 (senza andare troppo indietro nel tempo) e accorgersi che il pop di quegli anni era pop fatto bene. Era pop alla ricerca della canzone "bella", della melodia facile ma non banale. Ora è tutto votato al commercio, fregandosene di tutto il resto. E' inutile dire che le cose sono peggiorate già dagli anni '90 con l'arrivo delle boy (e girl) band, i cantanti e le cantanti "solo voce" da diabete e le teen-diva alla Britney Spears e compagnia... e ora sta continuando questa tendenza, ma sempre peggio. Ora anche generi da sempre porta bandiera di serietà (ad esempio il rock, il punk, il metal o il rap) stanno sempre più trasformandosi nella variante peggiore...ed ecco che arrivano centinaia di gruppi pseudo-rock (che tra l'altro sono anche quelli che vendono meglio...Linkin Park o Nickelback ad esempio) o pseudo-punk (Avril Lavigne, Good Charlotte e compagnia). Con questi presupposti mi chiedo dove saremo fra dieci anni visto la tendenza del "il peggio viene premiato".


- il problema tipicamente italiano: guardo la classifica inglese ogni settimana, ed è bello notare come in UK quasi ogni settimana c'è un artista emergente in grado di debuttare in alto in classifica, e molti di loro sono anche piuttosto interessanti e fuori dai soliti canoni. guardo la classifica italiana e noto all'istante come l'età degli artisti in classifica sia spalmata veramente male: in Italia abbiamo da una parte gli artisti giovanissimi (provenienti esclusivamente o quasi dai reality), dall'altra vecchi cantanti "che non vogliono smettere". In nessun paese come l'italia, ci sono cantanti e gruppi da capelli grigi che vanno avanti da anni esclusivamente grazie al nome. Il tutto poi è supportato dalle televisioni che contano, che continuano a proporre vecchi cantanti che andavano di moda quando il pensionato aveva vent'anni. I nostri best-sellers, a parte Tiziano Ferro, sono cantanti che hanno esordito, nei migliori dei casi, nei primi anni '90.


IL RIMEDIO

- Internet: mettendo in chiaro che finchè c'è crisi è difficile che le cose migliorino più di tanto e che internet ha comunque aspetti negativi che a volte amplificano i punti precedenti, va detto che la comunità di Internet ha a disposizione sempre più informazioni per acculturarsi e per scovare musica attraverso nuovi canali, diversi dai soliti. Lo stesso vale per gli artisti che hanno più possibilità di farsi notare, di essere un qualcuno dei (sempre più) tanti. I nuovi modelli come il download legale, gli abonamenti, le flat, lo streaming e altri esperimenti saranno il futuro, un futuro dove ci sarà sempre più spazio per tutti, in cui tutto non sarà più legato al singolo che passa per radio o al video che passa in televisione ma ad un mondo di scelte che vanno dalla canzone sul Guitar Hero di turno, al brano in promozione scaricabile gratuitamente, al download attraverso il cellulare, o al download immediato del brano quando si guarda un video su Youtube (come già succede) o allo scaricamento nato dal passa-parola sui social network. In più si potrebbe superare la crisi discografica attuale e allora forse si tornerà anche a rischiare e non vedere più la musica esclusivamente come un prodotto. Sarà un mondo che poi premierà sempre più l'accesso alla musica e la libertà di scelta da parte dell'utente...ad ognuno il suo.