Il titolo è ovviamente provocatorio - nessuno mette infatti in dubbio le capacità dei neozelandesi - ma serve per introdurre un ragionamento sullo stato della musica made in Italy.
Il riferimento è a Lorde, giovanissima neozelandese arrivata recentemente al successo prima in patria e poi a livello internazionale.
Che il suo singolo Royals - ed in generale la sua proposta musicale - avesse potenziale lo si era capito fin dall'EP Love Club ma era difficile immaginare un'invasione di queste proporzioni: album di debutto Pure Heroine ai vertici delle classifiche (nei paesi in cui è uscito), numero uno nella classifica americana dei singoli e probabilissimo numero uno anche nella classifica inglese dei singoli (nel momento in cui scrivo è in testa nella mid-week chart).
Perchè in Italia da tempo non riusciamo più ad esportare vere pop star? Non sto parlando di artisti o gruppi in grado di dare un tocco internazionale e contemporaneo alla nostra musica (quelli li abbiamo!!), ma di vere pop star in grado di abbattere le barriere territoriali.
Vero, la popolazione neozelandese (1/13 della nostra...) ha origini inglesi e parla inglese tutti i giorni, ma ormai anche in Italia la lingua inglese non è più un tabù generalizzato, soprattutto per le nuove generazioni.
Questione di lingua? Non proprio quindi... e poi già più di un decennio fa eravamo riusciti ad esportare gli Eiffel 65. Si prenda poi l'esempio di un paese, la Svezia, in cui l'inglese è sì diffusissimo ma non è comunque la lingua di stato: negli ultimi anni ha sfornato una lunghissima serie di pop star, magari non tutte fortunate quando Lorde, ma comunque in grado di raggiungere le principali classifiche americane e europee.
Questione di approccio mediatico alla musica? Più probabile. Viviamo in un paese in cui i media generalisti fanno ancora troppa fatica a portare l'inglese in prima serata (c'è da tranquilizzare i pensionati dopotutto...) e in cui anche i programmi (X-Factor ad esempio) che avrebbero lo scopo di far nascere pop star, alla fine si piegano alla becera tradizione sfornando i classici pezzi pop all'italiana e soprattuto in italiano. Il risultato? Negli ultimi 15 anni abbiamo visto dominare le classifiche da queste categorie:
- Vecchie cariatidi della musica pop italiana con il primo disco pubblicato nel migliore dei casi nel 1990
- Prodotti (spesso usa & getta) da Talent Show
- Ferro, Negramaro e Modà come gli unici nuovi nomi in grado di totalizzare grosse cifre di vendita
- La recente esplosione del rap italiano (ovviamente con uno scoppio colpevolmente ritardato che premia chi meno lo merita), per forza di cose confinatissimo al nostro territorio.
All'estero Bocelli continua a vendere bene (non stiamo di certo qui a festeggiare) e i vari Ramazzotti, Pausini e Zucchero non trovano più il successo di un tempo. Ma non è questo il punto... cosa manca all'Italia per tirare fuori dal cilindro una Lorde qualsiasi? Il problema dei media è la causa principale, ma a mio avviso manca anche la cultura per la contemporaneità che ci impedisce di stare al passo con quanto il mercato internazionale chiede. Abbiamo diversi produttori con l'occhio sempre attento su quello che succede nei paesi anglosassoni, ma per un Dariella o un Digi G'Alessio di turno abbiamo decine di produttori la cui massima aspirazione continua ad essere il suono di Sanremo 1993.